Vai al contenutoTiempo CircularGalería Nueva, Madrid29 set — 4 ott 2026
Roxana EspositoESENIT

2015

La mia bambina interiore

Mi niña interna (La mia bambina interiore) è nata nel 2015, dopo la morte di mio padre. In quel periodo cominciarono ad apparire nei miei sogni immagini della mia infanzia e sentii il bisogno di ritrovare la bambina che ero stata.

Iniziai a disegnare e a modellare bambini senza immaginare che stavo dando inizio a una ricerca che continua ancora oggi.

Quando la scultura era quasi finita, ricomparve una mia fotografia da bambina, nella stessa posizione dell’opera. Fu il riconoscimento di un’immagine che, in qualche modo, abitava già dentro di me.

Nel 2015, dopo la morte di mio padre, cominciarono ad apparire nei miei sogni immagini della mia infanzia. Con esse tornò una sensazione di orfanità che mi aveva accompagnata per molti anni. Non apparteneva soltanto a un fatto preciso della mia storia; era un’emozione più profonda, una domanda che avevo bisogno di comprendere.

Cominciai allora a disegnare e a modellare bambini.

Mentre lavoravo, scoprii che non stavo cercando di ricostruire la mia infanzia, ma di ritrovarla. Compresi che, nonostante i momenti difficili rimasti impressi nella mia memoria, era esistita una bambina profondamente felice, capace di giocare, immaginare, prendersi cura e abitare il mondo con meraviglia.

Per modellare il corpo cercai fotografie dei miei figli, perché non trovavo un’immagine che rappresentasse ciò che intuivo. Pensavo che alla fine le avrei dato i miei lineamenti. Tuttavia, quando l’opera era quasi terminata, ricomparve una mia fotografia d’infanzia. Ero accovacciata, esattamente nella stessa posizione della scultura. Compresi allora che quell’immagine era rimasta dentro di me molto prima di ritrovare la fotografia.

Mi niña interna è nata da quel riconoscimento.

Non è un autoritratto. È l’incontro con una presenza ancora viva, che continua ad accompagnare ognuna delle mie ricerche.

Quando l’opera fu presentata alla Biennale di San Nicolás e, più tardi, alla Biennale d'Arte Contemporanea di Salerno, ricevette il Primo Premio in entrambe le edizioni. Molte persone mi dicevano che quella bambina “aveva un’anima”. Io sentivo qualcosa di simile: durante il processo non ho mai avuto la sensazione di modellare soltanto una figura, ma di incontrare una presenza profondamente conosciuta.

Con il tempo ho compreso che quella bambina non è rimasta chiusa in un’unica scultura. Riappare in molte delle mie opere, nei miei laboratori e nel mio modo di intendere l’arte.

È la bambina che gioca. Quella che osserva. Quella che immagina. Quella che si prende cura.

E, in qualche modo, è ancora la stessa bambina che oggi continua a modellare l’argilla con le mani di una donna adulta.

Con quest’opera è iniziata una ricerca che resta ancora aperta: l’infanzia intesa non come una fase della vita, ma come uno stato dell’essere, un luogo interiore da cui è possibile tornare a guardare il mondo e trasformarlo.

Mi niña interna, 2015
Mi niña interna, 2015
Mi niña interna, 2015
Biennale d'Arte Contemporanea di Salerno, 2016
Biennale d'Arte Contemporanea di Salerno, 2016
Consegna del Primo Premio Scultura, Salerno
Veduta della sala
Video — Mi niña interna
Anno
2015
Tecnica
Ceramica smaltata
Misure
46 × 45 × 35 cm
Premi
Primo Premio — Biennale di San Nicolás (Argentina)
Primo Premio — Biennale d'Arte Contemporanea di Salerno (Italia)
Stato
Collezione privata

L’infanzia non è rimasta indietro: continua a modellare il mio modo di guardare il mondo.

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